La nostra storia

Gli inizi

La Comunità, con il nome di “Centro di Solidarietà”, nasce nell’autunno del 1970 per iniziativa di un gruppo di persone – tra le quali don Mario Vatta, allora giovane sacerdote della diocesi di Trieste – che, spinte da una motivazione di fede e da un bisogno di giustizia e di solidarietà umana, desideravano mettersi concretamente al fianco di persone provenienti dal mondo del disagio: ex carcerati, malati di mente, tossicodipendenti, alcolisti… A Trieste in quegli anni il “problema droga” sembrava ancora lontanissimo e l’opinione pubblica era del tutto disinformata sull’argomento. Non esistevano strutture e servizi pubblici sul territorio e l’unica risposta era, quasi sempre, il carcere. Si era già a conoscenza però di preoccupanti situazioni di emarginazione e parecchi giovani si trovavano a vivere – in diverse zone della città – in condizioni di pesante degrado e di grande solitudine.

Don Mario Vatta negli anni 70

Don Mario Vatta negli anni 70

Dall’incontro con questi giovani e con la loro sofferenza nascono i primi tentativi di risposta: il gruppo cerca un luogo in cui poterli accogliere, ascoltare, condividere la loro fatica, cercare assieme delle soluzioni ai problemi.

Incomincia così per la Comunità (che in quel primo periodo si chiamava “Centro di solidarietà”), in un vecchio appartamento mal riscaldato e male arredato, messo a disposizione del Comune di Trieste sul Colle di San Giusto, la lunga e affascinante avventura dell’accoglienza.

Dagli anni ’70 tante cose sono cambiate.

Alcuni anni dopo, su proposta di don Mario, reduce da un viaggio in Inghilterra, il gruppo sceglie di chiamarsi Comunità di San Martino al Campo, ispirandosi ad una chiesa di Londra che ogni notte accoglieva (e tuttora accoglie) a dormire persone senza fissa dimora: barboni, alcolisti, stranieri di passaggio…

Per rispondere a nuove e diverse espressioni di povertà – l’isolamento, la mancanza di un lavoro, la mancanza di una casa, la scarsità di mezzi economici e culturali, l’esclusione, lo sradicamento dalla propria terra e dalla propria cultura, il disagio mentale – la Comunità di San Martino al Campo:

  • ha creato nel tempo nuove attività impegnandosi a migliorare la propria organizzazione ed a qualificare maggiormente, sul piano professionale, i propri interventi;
  • ha migliorato la qualità dell’accoglienza nelle strutture che gestisce dedicando molte energie alla creazione di équipe stabili, competenti ed efficaci;
  • ha potenziato il dialogo con la “normalità” e con il mondo dell’agio per sensibilizzare le persone alla solidarietà e creare dei validi percorsi di prevenzione;
  • ha intessuto relazioni e collaborazioni con gli Enti Pubblici e con i Servizi sociosanitari presenti sul territorio stipulando accordi e convenzioni.

Pur accettando il cambiamento e scegliendo lo sviluppo, la Comunità di S. Martino al Campo ha cercato di rimanere fedele alle sue origini, scegliendo di crescere sempre sul passo lento di chi fa più fatica e mantenendo, in ogni ambito di attività, uno stile di gratuità e di familiarità che pone al centro le persone ed i loro bisogni.

La crescita delle attività in questo ultimo decennio, la necessità di garantire continuità e professionalità al servizio di accoglienza residenziale e la stipula di convenzioni con enti pubblici hanno portato l’Associazione a stipulare a sua volta una convenzione con una cooperativa sociale, nata dalla Comunità stessa (Strade Nuove Società Cooperativa Sociale), la quale fornisce il personale professionale alle strutture di accoglienza. L’integrazione tra volontari ed educatori professionali arricchisce la proposta riabilitativa e garantisce il giusto equilibrio tra professionalità e spontaneità, contribuendo a creare un clima famigliare.

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